Cinema, Ispirazione

Un biglietto per La La Land

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Sala Orione, posti H 6 e H 7, centralissimi. Diciamolo apertamente, non sempre esco dal cinema canticchiando un tema musicale o accennando passi alla Fred Astaire e Ginger Rogers, cosa accaduta, invece, con La La Land. Film già premiatissimo, vincitore di 7 Golden Globes e candidato a 14 statuette in occasione della prossima cerimonia Academy Awards, diretto dal giovane Damien Chanzelle e che, secondo me, è già in corsa per guadagnarsi il titolo di film dell’anno e, why not, di classico del cinema, capace di andare ben oltre i parametri del classico stesso.
Vorrei dedicare del tempo a questa esperienza, perché guardare La La Land è senza dubbio un’esperienza da vivere.
Avete capito bene, La La Land è un musical, dal titolo leggero ed immediato, squisitamente bambinesco, ed è il musical che piace tanto anche a chi non ama particolarmente questo genere. Complici le impeccabili interpretazioni di attori come Ryan Gosling ed Emma Stone, rispettivamente Sebastian e Mia, protagonisti di questa storia ambientata in una caotica, assolata e intrinsecamente nostalgica Los Angeles dei nostri giorni, la città emblema del cinema.
Sebastian è un musicista jazz che, per guadagnarsi da vivere, suona il piano all’interno di alcuni locali in cui la sua musica non viene apprezzata, dall’altra parte, Mia sogna di diventare un’attrice e fa oscillare la sua vita tra audizioni e cappuccini serviti a star già affermate. Dal momento del loro primo incontro i due personaggi si beccheranno casualmente più volte fino a far nascere e consolidare una relazione resa forte dalla comune volontà di inseguire le proprie aspirazioni e vocazioni artistiche, nonché da un supporto vicendevole. Quando il successo arriverà, non piccoli saranno gli ostacoli che obbligheranno Mia e Sabastian a prendere difficili e non indifferenti decisioni.
Vi confesso la fatica nel rimanere immobile sulla poltroncina blu della sala, nel non lasciarsi coinvolgere, questo perché La La Land è una gioia per la vista e per l’udito, oltre che un mix sperimentale di eclettico, puro romanticismo e nostalgia nei confronti di quei modi unici di far musica e cinema propri degli anni ’40 e ’50, di cui spesso si rievocano le principali icone, soprattutto attraverso gli outfit esibiti dai personaggi. Un dipinto in movimento in cui predominano una fotografia spesso naturalistica, colori vivaci e brillanti ben calibrati e mai da diabete. Le coreografie eseguite per strada e in luoghi reali ricordano moltissimo West Side Story di Robert Wise (1961), le musiche curate da Justin Hurwitz, i testi e temi sono d’impatto, ricercati, allo stesso tempo di facile memorizzazione (basti pensare a City Of Stars o Someone In The Crowd) ed emergono in scene di ordinaria quotidianità, accompagnando il divenire della vicenda.
La La Land è un film che mi ha dato, con mio grande stupore, davvero molto, una rapida dose di frizzante e colorata gioia di vivere, di romanticismo senza artifici o smielature e di ben accetta emozione grazie a due protagonisti così complici tra loro. Se dovessi descriverlo in tre parole direi “colorato, sublime ed elegante” oppure “soldi ben spesi”. Una chiara dedica contemporanea al classico hollywoodiano anni ’40/’50 e un invito a seguire i propri sogni, nonostante tutto.

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7 thoughts on “Un biglietto per La La Land”

  1. Che dire.. ma credo di aver già letto altrove di questo capolavoro oltre che aver visto trailer in tv… ma credevo fosse un film già uscito da tempo! No? Io seguo dei gran cartoni coi bimbi. Se ho piacere di guardare qualcosa al cinema sennò sto senza almeno fino al 2022… eh eh eh

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